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CODICE DELLA STRADA - Novità



E’ possibile procedere ad archiviare in autotutela verbali al C.d.S. viziati da errori nella valutazione del fatto, vizi di forma o procedura? Oppure è possibile archiviare in autotutela solamente atti che non costituiscono titolo esecutivo, come i preavvisi di accertamento?
E’ una vexatia questio che si trascina da anni. Tra i tanti pareri ed interventi ritengo significativa la riflessione del collega Modica di Mandello del Lario sull’argomento pubblicata su piemmenews.it

Ritengo che sia possibile operare in autotutela anche sui verbali infatti la circolare n. 66 n. M/2413 del 17 luglio 1995 già allora ci diceva che il provvedimento è legittimo.
Per la precisione si legga l'essenziale della circolare che è il punto 4) dove recita:
"I richiamati principi consentono di definire il regime al quale soggiacciono i verbali contenenti una errata valutazione del fatto contestato o vizi di forma o di procedura. Occorre distinguere l'ipotesi in cui il profilo di erroneità o di irregolarità non abbia ancora formato oggetto di ricorso al prefetto, dal caso in cui invece il ricorso sia stato già presentato.
Nel primo caso, si è dell'avviso che l'ufficio o il comando procedenti possano, in sede di autotutela, procedere ad una nuova notifica del verbale depurando la configurazione del fatto degli elementi di erroneità o sanando i vizi di forma o di procedura, sempre che tuttavia non sia ancora trascorso il termine previsto dall'art. 201 del codice della strada. In caso contrario l'ufficio o il comando procedente dovrà chiedere al Prefetto l'archiviazione.
Qualora, viceversa, l'interessato abbia già presentato ricorso al prefetto - o ....omissis.... all'Autorità Giudiziaria non sembra che il verbale possa essere riconsiderato (e rinotificato) dall'organo procedente, stante che, con la presentazione del gravame, la questione della sussistenza della violazione e della applicabilità della sanzione non può che essere affrontata e risolta dall'autorità investita del ricorso."
Con questo si aprono ampie prospettive alla polizia, che dovremmo tutti conoscere a sfruttare anche alla luce dell'art. 21/nonies della legge 241/90.
Si rilevi altresì che questo modo di operare alleggerirà considerevolmente il lavoro che le prefetture dovranno eseguire non dovendo più ricevere richieste che, per la natura stesa delle motivazioni per l’archiviazione, non possono contenere motivi che consentano di portare al diniego dell’archiviazione stessa.
In pratica si ritiene basti rinotificare un nuovo verbale, entro i termini d legge, contenente la descrizione del fatto che dia anche conto dell’annullamento del verbale “viziato”, del tipo:
“Il presente verbale annulla e sostituisce il precedente n. …. del … per la violazione di cui all’art…. per i fatti precedentemente descritti e viziato da …etc. etc..” .
Ad oggi nemmeno in sede di vaglio di atti così redatti si è avuto motivo di ricevere osservazioni contrarie dai giudici di pace cui sono stati sottoposti per gravame.

Condivido in toto quanto rappresentato dal collega e, nel contempo, in una sorte di adiuvandum ritengo utile allegare le circolare del ministero dell’interno succedutesi sull’argomento nonché un parere dell’Anci. Dopo tali letture credo che ognuno di noi avrà le idee più chiare.

MINISTERO DELL'INTERNO
DIREZIONE GENERALE PER L'AMMINISTRAZIONE GENERALE E PER GLI AFFARI DEL PERSONALE
Ufficio Studi per l'Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi

CIRCOLARE N. 66
Prot. n. M/2413 Roma, 17 luglio 1995

OGGETTO: codice della strada. Applicazione dell'Istituto dell'autotutela per i verbali di contravvenzione.

1. Alcune Prefetture hanno chiesto di conoscere l'avviso di questa Direzione Generale in ordine alla possibilità che l'Ufficio o l'organo accertatore di una violazione delle norme di comportamento previste dal codice della strada disponga, in sede di autotutela, la modifica o l'annullamento dei verbali già notificati.

Sulla questione si fornisce il parere di questa Direzione Generale, sul quale concorda il Servizio Polizia Stradale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

2. Occorre, al riguardo, muovere dalla considerazione che il sistema procedimentale introdotto dalla c.d. depenalizzazione ha mutuato taluni criteri fondamentali del diritto processuale penale, tra i quali, per ciò che qui particolarmente interessa, il principio della distinzione di ruolo e di funzione dell'organo rilevatore della violazione dall'autorità giudicante. Esigenze di valenza garantistica impongono, infatti, che l'accertamento di chi è preposto alla vigilanza sul rispetto delle norme passi al vaglio di una autorità diversa, in posizione di terzietà, legittimata a sottoporre a riscontri e verifiche i contenuti della verbalizzazione e a garantire il rispetto delle procedure, specie di quelle a tutela del cittadino.

Al parallelismo "organi di polizia giudiziaria-giudice" è stato correlato il parallelismo "organi di accertamento-prefetto". Il regime di questo parallelismo si è attenuato con la legge n. 122/89 (1) e con il nuovo codice della strada, in forza delle cui disposizioni il vaglio del Prefetto ha perso di sistematicità, restando subordinato alla eventualità del ricorso. E però ciò non ha mutato la ragione ispiratrice del sistema che continua a risiedere nella identificazione di due ruoli funzionali differenziati.

Ora in un siffatto sistema l'archiviazione del verbale - cioè, la valutazione della insussistenza degli elementi di fatto e di diritto che integrano l'illecito, nonché del mancato rispetto di quelle regole procedimentali poste a garanzia del contravventore, che sono in grado di paralizzare il procedimento sanzionatorio - non potrebbe fare capo all'organo che procede all'accertamento, perché in tal modo egli diverrebbe in qualche modo arbitro della legittimità del proprio operato.

3. Ciò detto in termini generali, occorre esaminare il dato normativo.

L'articolo 203 del codice della strada, nel conferire al trasgressore la facoltà del ricorso, indica nel solo Prefetto il destinatario dello stesso, quale che sia il motivo della impugnativa. Parallelamente, il succennato art. 204 affida al Prefetto, e non ad altri, la potestà di archiviazione del verbale.

Già questi elementi testuali sono risolutivi del problema.

Il verbale di accertamento, infatti, è atto esclusivo dell'agente che lo ha redatto, riferibile alla sua responsabilità di soggetto che ha proceduto al riscontro di comportamenti e che in questa attività valutativa opera in posizione di autonomia persino rispetto alla struttura organizzativa di appartenenza, restando sottoposto soltanto ai poteri di verifica dell'autorità a ciò espressamente legittimata dalla legge, che agisce in una ottica neutra e imparziale. Per ciò, può dirsi che il verbale di accertamento, una volta perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali, esce dalla disponibilità tanto dell'agente che lo ha redatto, che dell'ufficio al quale egli appartiene, per rientrare in quella di un altro organo.

Le considerazioni che precedono trovano avallo anche nelle norme del regolamento di esecuzione del C.d.S. (D.P.R. n. 495/92).

Il comma 3 dell'art. 386 , infatti, dispone - per il caso della notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause - che l'ufficio o comando precedente trasmetta gli atti al Prefetto per l'archiviazione, salvo che non sia ancora possibile la notifica all'effettivo proprietario. Analogamente il comma 1 dello stesso articolo legittima l'ufficio o comando accertatore a procedere ad una nuova notifica quando risulti che la persona inizialmente individuata come proprietaria del veicolo o titolare di uno dei diritti indicati nell'art. 196 non sia effettivamente tale.

Dal richiamato quadro normativo sembra potersi dedurre che in nessun caso il comando o l'ufficio procedente può disporre l'archiviazione dei verbali elevati dal dipendente personale nel caso in cui emerga la insussistenza della ipotesi di illecito amministrativo prefigurata o vengano constatati vizi del procedimento.

Soltanto nelle ipotesi di cui all'art. 386 richiamato, il Comando o ufficio procedente è legittimato a rinnovare la notifica del verbale relativo ad un illecito amministrativo, indirizzandola, sulla base di chiarificazione sopravvenuta, nei riguardi di una persona diversa da quella inizialmente identificata (in effetti, al verbale si dà corso, e quindi, non si dà luogo ad archiviazione).

4. I richiamati principi consentono di definire il regime al quale soggiacciano i verbali contenenti una errata valutazione del fatto contestato o vizi di forma o di procedura. Occorre distinguere l'ipotesi in cui il profilo di erroneità o di irregolarità non abbia ancora formato oggetto di ricorso al Prefetto, dal caso in cui il ricorso sia stato invece già presentato.

Nel primo caso, si è dell'avviso che l'Ufficio o il Comando procedente possano in sede di autotutela procedere ad una nuova notifica del verbale depurando la configurazione del fatto degli elementi di erroneità o sanando i vizi di forma o di procedura, sempre che tuttavia non sia ancora trascorso il termine previsto dall'art. 201 del C.d.S. . In caso contrario l'Ufficio o il Comando procedente dovrà chiedere al Prefetto l'archiviazione.

Qualora, viceversa, l'interessato abbia già presentato ricorso al Prefetto - o, secondo la nota sentenza della Corte Costituzionale, all'A.G. - non sembra che il verbale possa essere riconsiderato (e rinotificato) dall'organo procedente, stante che, con la presentazione del gravame, la questione della sussistenza della violazione e della applicabilità della sanzione non può che essere affrontata e risolta dall'autorità investita del ricorso.

5. Considerata la rilevanza della questione esaminata, le SS.LL. vorranno valutare l'opportunità di portare il surriferito orientamento a conoscenza di tutti gli organi, uffici o comandi che, nell'ambito delle rispettive province, espletano servizi di polizia stradale ai sensi dell'articolo 12 del C.d.S. .

IL DIRETTORE GENERALE
Dr. Stelo

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RIFERIMENTO ALLA CIRCOLARE MIN.INT. PER ARCHIVIAZIONE PRE-AVVISO

Circ. Ministero dell'interno, 24 febbraio 2000, n. M/2413/11 - Problematica relativa alla definizione dei preavvisi di violazione al Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) - Archiviazione e annullamento.

È stato chiesto di conoscere l'avviso di quest'Ufficio in ordine alla competenza ad archiviare i c.d. preavvisi di violazione, atteso che la Corte dei Conti (Sez. giurisd. Marche 29 aprile 1997, n. 1336) ha ritenuto che il suddetto potere spetti soltanto al Prefetto.

In proposito, nel condividere il parere espresso dal Dipartimento della P.S. con la nota n. 300/A/45224/101/91 del 18 settembre 1999, pure trasmesso a codesto Ufficio, si osserva innanzitutto che nessuna delle disposizioni contenute nelle norme attualmente vigenti attribuisce rilevanza al c.d. preavviso di violazione il quale pertanto non produce effetti giuridici nei confronti del destinatario.

Invero, l'art. 204 del Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) attribuisce al Prefetto la potestà di archiviazione del solo verbale, e l'art. 386, comma 3, del Reg. codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), nel disporre che nel caso in cui il soggetto risulti estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa o per altra causa) il comando procedente trasmette gli atti al Prefetto per l'archiviazione, si riferisce al verbale notificato e non al preavviso.

Infatti, la disposizione in esame fa espresso riferimento al "caso di notifica esperita a soggetto estraneo", lasciando intendere che nella fattispecie deve essere stato preventivamente redatto il verbale, il quale solamente - qualora conforme al modello VI.1 allegato al Codice della strada - può essere notificato ai sensi dell'art. 201 del Codice della strada.

La predisposizione del preavviso in argomento invece si inserisce nell'ambito di un'attività (quella di accertamento delle violazioni) di esclusiva competenza degli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui violazione è previsto il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria (art. 13 L. 24 novembre 1981, n. 689.)

In tale ambito, l'organo accertatore può assumere informazioni e procedere a ispezioni, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici. Siffatta attività, unitamente a quelle connesse alla compilazione del preavviso, necessitano spesso di ulteriori indagini ed approfondimenti al termine dei quali i soggetti che accertano le violazioni possono aver acquisito tutti gli elementi utili per poter contestare o notificare l'atto di accertamento della violazione ovvero, mancando i presupposti di legge, decidere l'interruzione della stessa attività di accertamento, evitando di redigere il verbale una volta constatata la estraneità del soggetto interessato.

In altri termini, il verbale di accertamento non ancora perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali rimane nella disponibilità dell'ufficio al quale appartiene l'agente che lo ha redatto.

È il caso di precisare, comunque, che le fattispecie, ricorrendo le quali l'organo di polizia stradale può interrompere l'attività di accertamento (anche quando la stessa si è concretizzata nella compilazione del preavviso), possono essenzialmente essere ricondotte a quelle previste dal citato art. 386, comma 3, del Reg. codice della strada: "errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa".

In tali casi, "eseguiti gli opportuni accertamenti", secondo l'art. 386 del Reg. codice della strada deve risultare evidente l'estraneità del soggetto alla violazione.

Espletate le suddette verifiche, quindi, l'ufficio o comando procedente, se è stato già redatto il verbale di accertamento, trasmette gli atti al Prefetto per l'archiviazione, ai sensi dell'art. 386 comma 3 del Reg. codice della strada; se invece è stato redatto il solo preavviso può interrompere l'attività di accertamento, senza inviare il medesimo preavviso all'Autorità amministrativa in quanto quest'ultima, in base alle disposizioni vigenti, è competente a ricevere, nei casi previsti, solamente il verbale.

A ben guardare, inoltre, lo stesso art. 386 comma 3 del Reg. codice della strada prevede anche l'ipotesi che l'organo accertatore non trasmetta gli atti al Prefetto nel caso in cui sia "possibile procedere alla eventuale notifica nei confronti dell'effettivo responsabile entro i termini previsti": nella fattispecie, pertanto, persino il verbale notificato al soggetto estraneo non viene archiviato dal Prefetto.

Nel caso in cui, viceversa, l'organo accertatore pervenga - successivamente alla compilazione del "preavviso" - ad una ricostruzione della condotta tale da far escludere la sussistenza dell'illecito, ovvero ritenga presente una causa di esclusione della responsabilità prevista dall'art. 4 legge 24 novembre 1981, n. 689, l'esclusione della illiceità del comportamento altrimenti vietato deve essere formalmente dichiarata dall'Autorità amministrativa competente a ricevere il rapporto alla quale, pertanto, deve essere inviato il verbale di accertamento notificato, non potendo l'organo di polizia archiviare direttamente il relativo "preavviso".

Sembra, infine, opportuno che - così come sostenuto dalla stessa Corte dei Conti nella citata sentenza n. 1336/97 - per rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità, nel caso in cui, alla luce delle considerazioni sopra esposte, è consentito all'organo accertatore di non dare ulteriore corso al "preavviso" sospendendo la redazione e la notifica del verbale, l'ufficio cui detto organo accertatore appartiene motivi adeguatamente le ragioni in base alle quali procedere nei sensi suindicati, formalizzando detta motivazione negli atti del relativo fascicolo, anche ai fini della identificazione del funzionario che vi ha provveduto.

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RIFERIMENTO ALLA CIRCOLARE MIN.INT. PER ARCHIVIAZIONE PRE-AVVISO

Prot. n. M/2413/11

Roma, 17 gennaio 2003

OGGETTO: Archiviazione dei preavvisi di violazione alle norme del Codice della Strada.

Quest’Ufficio ritiene che il c.d. preavviso di violazione possa essere archiviato, ricorrendone i presupposti, dall’Ufficio di appartenenza dell’organo di polizia stradale.

Infatti, in base alle disposizioni contenute nelle norme attualmente vigenti, il citato preavviso non assume rilevanza giuridica e quindi, non produce effetti nei confronti del destinatario.

Invero, l’art. 204 C.d.S. attribuisce al Prefetto la potestà di archiviazione del solo verbale, e l’art. 386, comma 3, Reg. C.d.s., nel disporre che nel caso in cui il soggetto risulti estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa o per altra causa) il comando procedente

trasmette gli atti al Prefetto per l’archiviazione, si riferisce al verbale notificato e non al preavviso.

Peraltro, la disposizione in esame fa espresso riferimento al “caso di notifica esperita a soggetto estraneo”, lasciando intendere che nella fattispecie deve essere stato preventivamente redatto il verbale, il quale solamente – qualora conforme al modello VI.1 allegato al C.d.S. – può essere notificato ai sensi dell’art. 201 C.d.S.

2 La predisposizione del preavviso, invece, si inserisce nell’ambito di un’attività (quella di accertamento delle violazioni) di esclusiva competenza degli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è previsto il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria (art. 13 L. 24.11.1981, n. 689).

In tale ambito, l’organo accertatore può assumere informazioni e procedere a ispezioni, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici. Tali attività, unitamente a quella connessa alla compilazione del preavviso, necessitano spesso di ulteriori indagini ed approfondimenti, al termine dei quali i soggetti che accertano le violazioni possono aver acquisito tutti gli elementi utili per poter contestare o notificare l’atto di accertamento della violazione ovvero, mancando i presupposti di legge, decidere l’interruzione della stessa attività di accertamento, evitando di redigere il verbale, una volta constatata la estraneità del soggetto interessato.

Il verbale di accertamento non ancora perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali rimane, quindi, nella disponibilità dell’ufficio al quale appartiene l’agente che lo ha redatto.

E’ il caso di precisare, comunque, che le fattispecie, ricorrendo le quali l’organo di polizia stradale può interrompere l’attività di accertamento (anche quando la stessa si è concretizzata nella compilazione del preavviso), possono essenzialmente essere ricondotte a quelle previste dal citato art. 386, comma 3, Reg. C.d.S.: “errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa”.

In tali casi, “eseguiti gli opportuni accertamenti”, secondo l’art. 386 Reg. C.d.S. deve risultare evidente l’estraneità del soggetto alla violazione.

3 Espletate le suddette verifiche, l’ufficio o comando procedente, se è stato già redatto il verbale di accertamento, trasmette gli atti al Prefetto per l’archiviazione, ai sensi dell’art. 386/3 Reg. C.d.S.; se invece è stato redatto il solo preavviso può interrompere l’attività di accertamento, senza inviare il medesimo preavviso all’Autorità amministrativa in quanto quest’ultima, in base alle disposizioni vigenti, è competente a ricevere, nei casi previsti, solamente il verbale.

A ben guardare, inoltre, lo stesso art. 386/3 Reg. C.d.S. prevede anche l’ipotesi che l’organo accertatore non trasmetta gli atti al Prefetto nel caso in cui “sia possibile procedere alla eventuale notifica nei confronti dell’effettivo responsabile entro i termini previsti”: nella fattispecie, pertanto, persino il verbale notificato al soggetto estraneo non viene archiviato dal Prefetto.

Nel caso in cui, viceversa, l’organo accertatore pervenga – successivamente alla compilazione del “preavviso” – ad una ricostruzione della condotta tale da far escludere la sussistenza dell’illecito, ovvero ritenga presente una causa di esclusione della responsabilità prevista dall’art. 4 della legge 24.11.1981, n. 689, l’esclusione della illiceità del comportamento, altrimenti vietato, deve essere formalmente dichiarata dall’autorità amministrativa competente a ricevere il rapporto, alla quale, pertanto, è inviato il verbale di accertamento notificato, non potendo l’organo di polizia archiviare direttamente il relativo “preavviso”.

Sembra, infine, opportuno che – così come sostenuto dalla giurisprudenza della Corte dei Conti (Sez giurisd. Marche, 29.4.1997, n. 1336) – per rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità, nel caso in cui è consentito all’organo accertatore di non dare ulteriore corso al “preavviso”, sospendendo la redazione e la notifica del verbale, l’ufficio cui appartiene l’organo accertatore, fornisca adeguata motivazione delle ragioni in base alle quali procede nei sensi suindicati, formalizzando detta motivazione negli atti del relativo fascicolo, anche ai fini della identificazione del funzionario che vi ha provveduto.

IL DIRETTORE DELL’UFFICIO
(Ubaldi)



Ministero dell'Interno
DIREZIONE GENERALE PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE
E PER GLI AFFARI DEL PERSONALE
Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi

Prot. n. M/2413-11

Roma, 10 marzo 1999

OGGETTO: Annullamento di verbali in sede di autotutela.

Si fa riferimento al quesito concernente l’oggetto, con il quale si chiede di conoscere l’avviso della scrivente in ordine alla possibilità di procedere, in sede di autotutela, all’annullamento di un verbale di accertamento di violazione a norma del codice della strada - già divenuto titolo esecutivo ai sensi dell’art. 203, comma 3, c.d.s. -, qualora, successivamente alla predisposizione del ruolo per la riscossione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, emerga un errore sugli elementi identificativi dell’autore dell’illecito.

Il quesito si riferisce ad un errore evidenziato a seguito di notificazione della cartella di pagamento, ma effettuato nella fase di rilevazione della contravvenzione. In particolare, la specifica ipotesi che viene prospettata concerne la situazione nella quale al precedente proprietario di un veicolo - risultante al momento della consumazione dell’illecito già venduto con atto tempestivamente trascritto al P.R.A. - viene addebitata l’infrazione, a causa di un mero errore iniziale nell’accertamento.

Al riguardo, si ritiene di formulare le seguenti considerazioni.

Preliminarmente occorre evidenziare che, nell’ambito delle varie fasi del procedimento sanzionatorio disciplinato dal codice della strada, la legge ha attribuito - in ragione del rispetto di fondamentali esigenze garantistiche di controllo della legittimità degli atti - a distinti soggetti differenziate prerogative.

A mero titolo esemplificativo si ricorda che: gli organi accertatori provvedono alla contestazione, verbalizzazione e notificazione delle infrazioni; il prefetto esamina il ricorso ex art. 203 C.d.s., emette l’ordinanza-ingiunzione di pagamento, dispone l’archiviazione, predispone i ruoli per i titolo esecutivi; il pretore giudica l’eventuale opposizione ex art. 205 C.d.s.

Da ciò discende che ciascun atto del procedimento, una volta perfezionato in tutti i suoi elementi costitutivi, esce dalla disponibilità del soggetto che lo ha redatto e può solo essere sindacato da un altro soggetto, previamente individuato dalla legge.

In relazione alle considerazioni sopra svolte, pertanto, il verbale di accertamento di una infrazione al codice della strada, nel momento in cui si è perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali e, ai sensi dell’art. 203, comma 3, C.d.s., costituisce titolo esecutivo, esce dalla disponibilità tanto dell’agente che lo ha redatto, che dell’ufficio al quale appartiene, per rientrare nella disponibilità di un altro organo (Prefetto). Conseguentemente, la rilevazione di un errore sulla persona responsabile della infrazione, riscontrata - sia d’ufficio che a seguito di istanza da parte dell’interessato - nella fase procedimentale in cui sia già avvenuta, da parte del Prefetto (ex art. 206, comma 2, C.d.s.), la iscrizione a ruolo, non consente all’organo accertatore di poter più intervenire, in sede di autotutela, sul processo verbale già redatto e notificato, ai fini della modifica o dell’annullamento dell’atto.

E, infatti, l’art. 386, comma 3, del regolamento di esecuzione del C.d.s. (D.P.R. n. 495/1992), dispone che in caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause), l’ufficio o comando procedente deve trasmettere gli atti al Prefetto per l’archiviazione, salvo che non siano ancora scaduti i termini per notificare il verbale all’effettivo proprietario.

A tale riguardo, si evidenzia la circostanza che un tempestivo reclamo dell’errore da parte del presunto responsabile - venutone comunque a conoscenza a seguito della notificazione della violazione - bloccherebbe il procedimento nei suoi confronti, impedendo così la fase della iscrizione a ruolo, e, contemporaneamente consentirebbe - qualora i termini non fossero ancora scaduti - all’organo accertatore di poter effettuare la notificazione del verbale all’effettivo trasgressore.

Per quanto concerne, poi, le concrete possibilità di intervento, ai fini della eliminazione dell’errore sulla persona responsabile della infrazione, si ricorda la disposizione contenuta nell’ultimo comma del citato art, 386 Reg. in base alla quale l’organo accertatore “può rilevare l’errore ai sensi del comma 3 fino alla formazione del ruolo”.

Non si ritiene, quindi, configurabile, dopo l’avvenuta iscrizione a ruolo, l’applicazione dell’istituto dell’autotutela nei verbali redatti ai sensi dell’art. 200 C.d.S.

Comunque, la ipotizzata situazione di erronea iscrizione a ruolo - nella quale è indubbio che in favore del presunto trasgressore vi siano ragioni di giustizia sostanziale - potrebbe trovare una soluzione attraverso una interpretazione analogica dell’art. 390 del Regolamento di esecuzione del C.d.S.

Tale norma, come è noto,. dispone che “in caso di erronea iscrizione a ruolo, l’autorità amministrativa che ha emesso il ruolo ai sensi dell’art. 206, comma 2, del codice, chiede all’esattore la cancellazione” e, conseguentemente, di non procedere più contro la persona a cui per errore è stata notificata la cartella di pagamento.

E’ vero che la disposizione ricordata si riferisce ad errori materiali che siano stati effettuati in occasione della compilazione del ruolo, tuttavia, ad avviso della scrivente, non si ravvedono motivi ostativi affinchè in sede di autotutela, possa ricevere istanze finalizzate al discarico dal ruolo o, d’ufficio, procedervi - in applicazione per via analogica dell’art. 39° Reg. - in tutti i casi in cui sia accertato un errore sugli elementi identificativi dell’autore dell’illecito. E tale potere, può essere esercitato nella ipotesi in cui il Prefetto venga a conoscenza che il veicolo, in data antecedente a quella dell’accertamento dell’infrazione, era stato oggetto di trasferimento di proprietà. Tale conoscenza deve naturalmente essere documentata da atto di compravendita redatto dal notaio o da scrittura privata con data autenticata dal notaio o da visura al P.R.A.

IL DIRETTORE GENERALE
(Catalani)






Per completezza si segnala che l’ANCI in un parere del 2002 si è espressa in maniera opposta al Ministero dell’Interno, precisando che “… si ritiene di poter affermare che in tema di accertamento di violazione al C.d.S., all'organo accertatore è consentita l'archiviazione dei soli atti che non siano ancora fuoriusciti dalla propria sfera, come, ad esempio, il preavviso di accertamento compilato per errore, mentre nel caso di un verbale completo, e dunque ad un atto oramai fuoriuscito dalla sfera dell'organo accertatore, l'intervento decisorio di competenza del prefetto (o del giudice di pace), a nostro parere, è dovuto”.

ANCI RISPONDE 3 gennaio 2002
Quesito:
Dopo aver subito una sanzione per infrazione al Codice della Strada (C.d.S.) un cittadino presenta opposizione al Comando di Polizia Municipale chiedendo l'annullamento della sanzione, nell'ambito del principio di autotutela, prima di esperire ricorso secondo quanto stabilito dallo stesso C.d.S., in quanto, nell'ora indicata sul verbale d'infrazione si trovava in altro luogo rispetto a quanto indicato nel verbale stesso, citando due testimoni a prova di quanto affermato. Il Comando di Polizia Municipale, tramite il funzionario responsabile, respinge la richiesta di annullamento non per motivi di merito del ricorso ma in quanto "... solo il Prefetto o l'Autorità Giudiziaria hanno la facoltà di disporre l'archiviazione del verbale (...) e ciò perchè l'organo che ha redatto il verbale non può essere arbitro della legittimità del proprio operato...".

Il cittadino, preso atto della risposta del Comando di Polizia Municipale, ha inoltrato ricorso al Prefetto a norma dell'art. 203 del D, Lgs. 30 aprile 1992 (Codice della Strada).

Per quanto esposto si chiede:

1) Se una norma specifica definisce le modalità di ricorso contro una decisione dell'Amministrazione (nel caso di specie l'art. 203 del C.d.S) viene automaticamente escluso, per quei casi, il ricorso in opposizione?

2) Oppure il principio di autotutela ha valenza generale?

3) Nel caso specifico sopra esposto, se il Prefetto accetta il ricorso ed annulla la sanzione, viste le motivazioni non di merito ma di negazione della possibilità di annullamento nell'ambito del principio di autotutela, esiste una responsabilità patrimoniale del Funzionario responsabile in merito agli oneri sopportati dal cittadino e dalla stessa Pubblica Amministrazione?

4) Oppure, in generale, esiste una responsabilità patrimoniale (per danno all'Amministrazione e/o ai citatdini) del responsabile del procedimento quando, ignorando le segnalazioni ricevute, non annulla gli atti o non agisce nell'ambito del principio di autotutela?

RISPOSTA

In generale l'autotutela amministrativa rappresenta la possibilità, non arbitraria ma secondo diritto, che è concessa alla pubblica amministrazione di riesaminare i propri atti sotto il profilo della legittimità e del merito al fine prevenire possibili conflitti con altri soggetti. Per l'applicazione concreta dell'autotutela amministrativa in materia di verbali inerenti il C.d.S. è opportuno fare riferimento alla circolare del Ministero dell'interno - Direzione generale per l'amministrazione generale e per gli affari del personale n. 66 - prot. n. M/2413 del 17.7.1995, la quale evidenzia come, nel sistema introdotto dalla depenalizzazione, l'archiviazione del verbale non può far capo all'organo che ha proceduto all'accertamento, perché in tal modo l'organo stesso diverrebbe arbitro della legittimità del proprio operato.
La stessa circolare sancisce che il verbale è un atto esclusivo dell'agente che lo ha redatto, il quale opera in posizione di autonomia, ma "una volta perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali, esce dalla disponibilità tanto dell'agente che lo ha redatto, che dell'ufficio al quale egli appartiene, per rientrare in quella di un altro organo", e continua affermando che "in nessun caso il Comando o l'ufficio procedente può disporre l'archiviazione dei verbali elevati dal dipendente personale nel caso in cui emerga la insussistenza della ipotesi di illecito amministrativo prefigurata o vengano constatati vizi del procedimento"; soltanto nelle ipotesi di cui all'art. 386/3 del regolamento di esecuzione del C.d.S. (notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa), "il Comando o ufficio procedente è legittimato a rinnovare la notifica del verbale relativo ad un illecito amministrativo, indirizzandola, sulla base di chiarificazione sopravvenuta, nei riguardi di una persona diversa da quella inizialmente identificata (in effetti, al verbale si dà corso, e quindi, non si dà luogo ad archiviazione)".

In funzione di quanto precede, si ritiene di poter affermare che in tema di accertamento di violazione al C.d.S., all'organo accertatore è consentita l'archiviazione dei soli atti che non siano ancora fuoriusciti dalla propria sfera, come, ad esempio, il preavviso di accertamento compilato per errore, mentre nel caso di un verbale completo, e dunque ad un atto oramai fuoriuscito dalla sfera dell'organo accertatore, l'intervento decisorio di competenza del prefetto (o del giudice di pace), a nostro parere, è dovuto.

L'annullamento del verbale deve perciò avvenire esclusivamente ad opera dell'autorità amministrativa competente a ricevere gli scritti difensivi.

Per quanto precede, in relazione al caso prospettato nel quesito posto, si ritiene corretta l'interpretazione della norma ed il comportamento del funzionario appartenente alla polizia municipale e, di conseguenza, qualunque sia la ragione sulla quale si fonda il convincimento del prefetto, in base alla quale procede all'archiviazione del verbale, non possano ravvisarsi responsabilità patrimoniali in capo al funzionario stesso.

Quale esempio di provvedimento di archiviazione in sede di autotutela dei preavvisi si allega un modello di provvedimento in uso al comando di polizia locale di Mandello del Lario (LC).

N°_________/ del ……

Ns. Rif.: P.V. N. ….. del …….

Oggetto: Annullamento, in via di auto tutela, di preavviso di accertamento n° ……..

Il responsabile della struttura Polizia Locale

Premesso che la ratio dell’utilizzo del cosiddetto “preavviso di accertamento” di violazione delle norme contenute nel codice della strada è rinvenibile nella opportunità di snellire le procedure nonché dell’esigenza, per la pubblica amministrazione, di valutare se giungere – o meno – alla redazione di un vero e proprio processo verbale di contestazione che, una volta redatto e sottoscritto, fuoriesce dalla sfera di disponibilità dell’organo accertatore per rientrarvi esclusivamente nella fase esecutiva quando, in assenza del pagamento e/o di impugnazione da parte del trasgressore, debba essere iscritto a ruolo;

Dato atto che non esistono procedure specificatamente dettate dalla legge per l’ipotesi di “preavviso di accertamento” manifestatamene errato;

Rilevato che non può essere invocata – in materia – la competenza del Prefetto limitata ope legis all’esame del solo “verbale di contestazione”;

Atteso che sarebbe sicuramente non corretto sotto il profilo amministrativo, mandare in esecuzione un atto palesemente viziato;

Ritenuto che i casi in cui la pubblica amministrazione ritenga di non dover procedere alla compilazione del “sommario processo verbale”, conseguente al “preavviso di accertamento” siano soltanto quelli attinenti:

- ad errores in procedendo a pena di nullità,

- ad errore nel fatto storico,

- a fatti sopravvenuti anteriormente alla materiale compilazione del s.p.v.

Considerata la fattispecie del preavviso d’infrazione n. …… del ……. per violazione all’art. 7/14° del vigente c.d.s.;

Rilevato che il preavviso di cui trattasi è stato erroneamente elevato per errata percezione dell’agente accertatore in quanto riteneva esistere la violazione dell’art. 7/14° specifico per divieto di sosta inerente la pulizia strade con moto spazzatrice imposto con specifiche ordinanze a partire dalla n° ….. del ….. e successive integrazioni e modificazioni;

Rilevato altresì che la segnaletica presente sul tratto di strada interessato era divieto di sosta generico, con valenza compresa tra le ore 20,00 e le 08,00 e la presunta violazione è stata elevata alle ore 06,20;

Rilevato che effettivamente sussistono gli estremi per provvedere in via autonoma a non proseguire con la pretesa punitiva;

Atteso quindi che per motivi di merito, cioè di convenienza ed opportunità oltre che di legittimità, si ritiene necessario provvedere ad annullare il preavviso n. ….. del ……..;

Rilevato che il profilo di erroneità o di irregolarità non ha formato oggetto di ricorso davanti alle autorità competenti in quanto atto non ancora divenuto vero e proprio verbale di contestazione così come previsto dal vigente codice della strada;

Considerato altresì che con il provvedimento di auto tutela si intende conseguire un risparmio ed un minore onere finanziario per l’Amministrazione qualora dovesse proseguire con le procedure ordinarie per giungere alla definizione comunque a favore del cittadino e per non gravare inutilmente sul cittadino stesso;

Rilevata la propria legittimazione a provvedere in merito in qualità di responsabile della struttura – polizia locale – del comune di Mandello del Lario (LC);

Visti gli artt. 21/quinques 1°, 21/octies e 21 / nonies della L. 7/8/90 n. 241 e successive integrazioni e modificazioni;

Vista la Legge 30/12/2004 articolo 1/136;

Vista la circolare del Ministero dell’Interno n. 66 del 17/7/1995 protocollo n. M/2413;

Vista la nota del Ministero dell’Interno n. M/2413-11 del 10/3/1999;

Vista la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica del 17/10/05;

Visto l’art. 386 del Regolamento d’esecuzione al c.d.s e successive modificazioni ed integrazioni;

Considerato che la copia nelle mani del proprietario del veicolo del preavviso in parola è stato già ritirato in data ……….. dallo stesso agente accertatore

dispone

Per le ragioni in premessa indicate e che qui si intendono integralmente riportate l’annullamento in via di auto tutela del preavviso di infrazione alle norme del c.d.s. n. ……. del ……. sulla cui errata applicazione ha chiarito lo stesso accertatore.

Di conservare la presente manifestazione di volontà unitamente al preavviso di violazione stesso ed agli atti relativi.

IL RESPONSABILE DELLA STRUTTURA


Stralcio della sentenza del Giudice di pace di Taranto
…omissis ricorrente nel procedimento tipico degli accertamenti in materia di violazioni al Codice della Strada.
Spesso nella fase di impugnazione dei verbali presso il GDP ci si accorge che gli stessi verbali sono viziati da errori evidenti nella valutazione del fatto o con vizi di forma e/o di procedura che comportano quasi l'obbligo da parte del GDP di annullamento con la conseguente condanna alle spese di giudizio. Orbene, se fino al 31 dicembre 2009 spesso il Giudice di Pace annullava il verbale con compensazione di spese giudiziali, ora a partire dal 1 gennaio 2010, come ben noto, vi é l'obbligo del pagamento del contributo, e quindi con l'assoggettamento del ricorso ad una spesa minima di euro 38. E' ovvio che se il funzionario della pubblica amministrazione si accorge di un vizio evidente, non é opportuno procedere con la contestazione al trasgressore, poiché si rischia di sopportare spese spesso superiori a quanto si dovrebbe incassare. Ecco perché tra tante ragioni per l'applicazione dell'autotutela, oggi vi é anche quella dell'aspetto economico, di cui occorre tenere conto.



   
 

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